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Qualche settimana fa, al termine di una due giorni d’aula virtuale con professionisti e manager di alto livello, nel giro finale di condivisione, tra gli elementi evidenziati maggiormente uno dei principali è stato quanto tutti abbiano apprezzato che l’intero processo di training si sia svolto senza il "peso del giudizio”. 

Tutti gli interventi e le dinamiche di feedback si sono svolti senza che nessuno giudicasse nessuno e si limitavano a condividere fatti ed esperienze con un fine: fare in modo che chi lo riceveva ne traesse un vantaggio.

Nel giro di tavolo è emerso tra i principali apprendimenti la difficoltà di quando ci si trova a dover comunicare qualcosa che non è desiderabile, quello che solitamente viene chiamato "dare un feedback negativo”, una situazione sicuramente non piacevole per chi lo riceve ma anche per chi lo deve esprimere.

Come si può eliminare la sensazione di sentirsi giudicati?
Come fare per non vivere più quei feedback come "negativi” e trasformarli in momenti produttivi?
Le due cose sono collegate fra loro?


Quando una persona si sente giudicata in un modo identificato come "negativo”, questo impatta sul suo senso del VALORE personale e anche sulla sua IDENTITÀ, toccando quindi dei livelli importantissimi della persona. Le conseguenze, soprattutto a lungo termine, si manifestano in una diminuzione della motivazione (e se era già bassa di certo non aumenta), un calo nelle prestazioni, la qualità dei rapporti compromessa. Come se ciò non bastasse tutto questo ritorna poi come un boomerang sulla persona stessa, impattando su aspetti quali la realizzazione personale, professionale e sociale.

Un individuo demotivato che non si sente apprezzato e non collabora, non è soddisfatto e nuoce a tutta l’organizzazione alla quale appartiene.

È fondamentale quindi sviluppare una modalità di confronto che invece che malessere generi valore, una modalità nella quale le interazioni sono volte a far sì che tutte le parti coinvolte siano determinate ad apportare qualcosa agli altri e trarre qualcosa di valore per sé. Questi benefici automaticamente si estendono al sistema nel quale questi operano a beneficio di tutte le figure coinvolte, incluse loro stesse.

Quello che solitamente succede a chi si trova a dover comunicare un feedback del genere, è che c’è una persona che deve cambiare dei COMPORTAMENTI e si fa leva sulla capacità di quest’ultima di comprendere. Ma non sempre è sufficiente, anzi raramente e a volte può succedere che la persona che deve dare il feedback sia quella che emotivamente ne paga un prezzo alto, perché comunque non è piacevole.

Occorrono due cose per trasformare questi avvenimenti in momenti di crescita:

1) Scollegare il messaggio dal giudizio, facendo in modo che la possibilità che si stia giudicando la persona non venga neanche presa in considerazione, invece deve essere chiaro a tutti che si sta analizzando un‘informazione.

2) Fare in modo che entrambe le parti approccino a questi eventi come vere e proprie opportunità per migliorare e trarne un vantaggio, che va a beneficio di tutti.

Per fare questo normalmente le persone si chiedono quale sia il modo migliore di comunicare, ma in realtà la "forma” in cui avviene la comunicazione è solo una parte perché prima, a monte, c’è il modo in cui si è impostata la relazione con le persone coinvolte. Questo è collegato con la consapevolezza, la conoscenza e condivisione dei rispettivi valori, alcune specifiche convinzioni. Quindi è vero che ci sono delle abilità comunicative che bisogna conoscere, ma prima bisogna aver costruito le basi attraverso una relazione improntata sul benessere di sistema e per fare questo devi sviluppare una modalità che ti consenta di trasformare ogni momento di interazione in una occasione per generare e ricevere valore.

Dopo, trovare le parole sarà molto più semplice e naturale.

Jerry Spoto, Trainer MyNoiLab SUN Coaching School
www.mynoilabsuncoachingschool.com 


Ritieni anche tu che il feedback sia un momento importante in una organizzazione o un gruppo, qualunque esso sia?

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